Tornare da lei

John J. Flynn · Road novel · Second chance

Tornare da lei

Dopo un incidente che gli cancella la memoria, a Ray resta un solo nome: Amy.

Per chi ha un nome che non passa. Per chi partirebbe stasera.

Dall’inizio

«Vuoi tu, Raymond Jacob Dowling, prendere come moglie Elisabeth Eleonor Trimmer?» Finalmente, pensò. «Sì, lo voglio».

Più che un gesto d’amore eterno, fu il bacio a una donna bellissima. Non necessariamente la donna giusta per lui.

Seduto, il caffè in mano, lo sguardo perso… e la vide. Alta, rossa, splendida. Poi una voce: «Ciao! Amy, che bello vederti!» Nome ottenuto: Amy.

Copertina di Tornare da lei di John J. Flynn

Su Amazon

Cosa dicono i lettori

«Un romanzo capace di lasciare il segno, di quelli che ti restano addosso anche dopo aver voltato l’ultima pagina. Questa storia è intensa, autentica e sorprendentemente profonda.»
Daiana · Un romanzo che lascia il segno
«Storia avvincente, a tratti surreale, con colpi di scena, segni e coincidenze che ti fanno sperare ancora nell'amore vero. Consiglio questo libro con il cuore.»
Cliente Kindle · Coinvolgente
«Mi è piaciuto il ritmo della storia perché non corre troppo e lascia spazio alle emozioni. In alcuni punti mi sono anche commossa. La parte del viaggio è quella che ho preferito.»
marra elo · Vale la pena leggerlo
«Parla d’amore ma anche di scelte sbagliate e di seconde possibilità. Non tutto è perfetto e forse proprio per questo mi è sembrato più vero. L’ho finito in due sere senza accorgermene.»
Gemma Brillante · Molto, molto carino
Tutte le recensioni su Amazon

Il libro

Un viaggio per ritrovare lei. E se stesso.

Dopo un incidente che gli cancella la memoria, Ray si risveglia senza passato. L’unica cosa che gli resta è un nome: Amy.

In sella a una moto inizia un viaggio disperato attraverso le strade d’America, tra deserti, città e coincidenze che sembrano scritte dal destino. Più cerca lei, più ritrova pezzi di se stesso che aveva sepolto: un matrimonio in crisi, un vuoto che niente riesce a colmare, e un amore che brucia ancora nonostante tutto.

Tornare da lei è un second chance intenso e tormentato, un slow burn maschile che intreccia amore, tradimento, amicizia, mistero e rinascita. Un romanzo per chi ama le storie che fanno piangere, tremare e sperare di nuovo.

Formati
Kindle e carta
Lingua
Italiano
Pagine
370 (Kindle)
Dove
Solo Amazon
«L’unica cosa che gli resta è un nome: Amy.»
«Più cerca lei, più ritrova pezzi di se stesso che aveva sepolto.»
«Un amore che brucia ancora nonostante tutto.»

Il viaggio

Città, deserto, una moto. Un solo nome.

Da Boston alla costa, Lancaster, le Cherokee Forest, Key West. Poi le statali verso New Orleans e Fort Davis. New Mexico, Arizona, Nevada, Portland. Fine corsa: Seattle.

Cartina del viaggioBostonLancasterCherokee ForestKey WestNew OrleansFort DavisPortlandSeattle

La città

Coincidenze, bar, un nome sentito per caso.

Il deserto

Strade d’America, vuoto, e pezzi di memoria.

La moto

In sella, verso di lei. Verso se stesso.

Le tappe

Le città di Ray

Dalla cartina si esplode un’immagine. Da qui si legge il luogo: cosa è stato, e cosa resta quando ci passi in moto.

Boston

Massachusetts · dove parte il sì

Boston

Il sì all’altare, e il dubbio che arriva subito dopo.

Prima dei puritani c’è la penisola di Shawmut, terra dei Massachusett. Nel 1630 John Winthrop e i puritani la chiamano Boston, dal paese inglese da cui molti venivano. Beacon Hill prende il nome da un faro di legno, 1635: un segnale per avvisare la campagna del pericolo.

Da qui parte la Rivoluzione: il tè in mare, Paul Revere, Bunker Hill. Poi Harvard, i mattoni rossi, il Common. Ray ci si sposa. Un sì. E già il caffè al Tatte, Beacon Hill sotto le ruote, un nome sentito per caso: Amy.

Lancaster

Pennsylvania · gli Amish

Lancaster

Strade vuote, fienili, il motore che non chiede perché.

Lancaster County è il cuore del Pennsylvania Dutch Country. Dutch non sta per Olanda: sta per Deutsch. Nel Settecento arrivano tedeschi e svizzeri, accolti nell’«esperimento santo» di William Penn: terra per chi voleva pregare in pace.

Gli Amish, anabattisti nati dalla Riforma, si staccano dai mennoniti con Jakob Ammann. A Lancaster, anni 1720, fondano il più antico e oggi il più grande insediamento Amish d’America. Vita plain: niente rete elettrica in casa, carrozze, abiti scuri, tedesco della Pennsylvania in chiesa, inglese con gli estranei. Il battesimo è da adulti. La comunità, non l’individuo, decide quanto mondo far entrare.

Non è folklore. È una scelta tenuta per tre secoli: umiltà, terra, distanza dal rumore. Ray ci passa in moto. Il contrasto è il punto: lui fugge a mille, loro restano.

Cherokee Forest

Appalachi · una nazione, una cacciata

Cherokee Forest

Boschi, curve, pezzi di memoria tra i pini.

Prima della foresta nazionale c’è il popolo Cherokee: villaggi nelle valli, sette clan, società matrilineare, un sillabario inventato da Sequoyah, un giornale, una costituzione. Poi l’oro in Georgia, Andrew Jackson, il trattato di New Echota firmato da pochi. Nel 1838 quasi quattordicimila persone sono spinte verso ovest. Più di quattromila muoiono. Si chiama Trail of Tears.

Chi resta in North Carolina diventa la Eastern Band. Nel Novecento il governo federale ricompra boschi tagliati e, negli anni Trenta, il Civilian Conservation Corps apre strade e sentieri. Oggi la Cherokee National Forest è quella cicatrice verde. Ray la attraversa: curve, pini, pezzi di memoria che non sono i suoi e gli somigliano lo stesso.

Le paludi

Everglades · il fiume d’erba

Le paludi

Prima delle Keys, l’acqua che non finisce.

Prima di Key West la Florida non è spiaggia: è un fiume larghissimo e bassissimo, sawgrass e cipressi, alligatori, aironi. Gli Everglades. Terra dei Seminole e dei Miccosukee, che qui si ritirano quando l’esercito spinge da nord. Non è un lago. È acqua che cammina verso la baia.

Nel 1947 diventano parco nazionale, anche per la battaglia di Marjory Stoneman Douglas. Restano fragili: canali, zucchero, sale che sale. Ray li costa verso sud. Il motore e il silenzio dell’acqua: due tempi che non si parlano.

Key West

Florida · fine della terra

Key West

Poi si torna indietro, sulle stesse campate.

L’isola più a sud degli Stati Uniti contigui. I Conch, i relitti, i sigari cubani. Per un secolo si vive di naufragi: chi arriva primo al legno in mare si tiene il carico. Poi Flagler porta il treno sull’acqua; l’uragano del 1935 lo strappa. L’Overseas Highway, 1938, è quella strada a campate che Ray deve disfare al ritorno.

Ernest Hemingway ci compra casa nel 1931, ci resta otto anni, ci scrive, ci pesca, ci beve da Sloppy Joe. Poi la città gli sembra troppo piena di turisti. Fine della terra, e già si torna indietro.

New Orleans

Louisiana · magia, mistero

New Orleans

Magia, mistero.

Fondata dai francesi, passata alla Spagna, venduta con la Louisiana. Creola, cattolica, africana, haitiana. Congo Square: per poche ore gli schiavi potevano suonare i tamburi. Da lì il jazz, e anche il resto.

Il vudù di New Orleans non è il cartello per turisti. Nasce dalle religioni dell’Africa occidentale, si mescola a Haiti e al cattolicesimo: santi e loa, messe e gris-gris. Marie Laveau (1801–1881), donna libera di colore, parrucchiera, levatrice, cattolica ogni mattina in cattedrale, è la «regina» che la città non ha mai smesso di nominare. Si leggeva il futuro, si curava, si teneva insieme una comunità. La tomba al cimitero di St. Louis è ancora piena di croci segnate col rossetto.

Veggenti, carte, botteghe di erbe: il mistero qui è un mestiere e una fede. Ray ci passa. Umidità, ottone, un nome che non la lascia.

Fort Davis

Texas · il presidio nel deserto

Fort Davis

Il deserto vero. Qui il vuoto ha un suono.

Il 23 ottobre 1854 il generale Persifor F. Smith fa alzare un forte sulle Davis Mountains, a guardia della strada San Antonio–El Paso: diligenze, posta, chi emigrava verso ovest. Lo chiama Fort Davis, dal allora segretario alla Guerra Jefferson Davis — lo stesso che di lì a poco sarà presidente della Confederazione.

Nella Guerra civile il presidio si svuota. Nel 1867 tornano i Buffalo Soldiers: 9ª Cavalleria, poi fanterie afroamericane. Fanno la fatica vera: pozzi, mattoni, pattuglie infinite contro Apache e Comanche, proteggere i viaggiatori. Restano fino al 1885 circa. Il forte chiude nel 1891. Oggi è National Historic Site: uno dei presidi meglio conservati del West.

Per Ray è il deserto vero. Non una cartolina: un vuoto con un suono. Da qui taglia verso New Mexico, Arizona, Nevada.

Portland

Oregon · pioggia, ponti

Portland

L’ultimo tratto prima di lei.

Dove il Willamette entra nel Columbia. Lewis e Clark ci passano. Poi il legno, i ponti, la pioggia che non chiede il permesso. Ray la prende verso nord: manca poco. Seattle è la fine.

Seattle

Washington · fine corsa

Seattle

Un bar, un nome, Amy.

Duwamish e Suquamish, poi i coloni, poi l’oro del Klondike nel 1897: Seattle veste i cercatori e si tiene l’Alaska come un porto di casa. Nel 1962 la Century 21 Exposition lascia la Space Needle: uno schizzo su un tovagliolo, un disco volante sulla baia, la città che guarda lo spazio.

Per Ray non è la torre. È un bar, un nome sentito all’inizio, e la donna a cui tornare. Fine corsa.

La macchina

Harley-Davidson WLA, 1942

La moto di Ray. Trascina a destra e a sinistra per girarla, in su e in giù per vederla da sopra e da sotto. Clicca una parte — il motore, le ruote, il fanale, il sidecar — per leggerla.

Motore
V-twin 45° side-valve, 739 cc
Potenza
23,5–25 cv a 4.500 giri
Cambio
3 marce, leva a mano
Velocità
105–120 km/h (fonti divergono)
Peso a secco
240–261 kg
Passo
1.460 mm
Pneumatici
4.00 × 18
Impianto
6 volt

Cenni storici

La WLA nasce dalla WL civile. La A sta per Army. Milwaukee la mette in linea nel 1940; dopo Pearl Harbor la produzione esplode.

Tutte le WLA uscite dopo il 7 dicembre 1941 portano il prefisso di telaio 42WLA, anche se l’anno vero è il ’43, il ’44 o il ’45. Semplificava le carte dell’esercito.

Nel conflitto escono circa 70.000 WLA e WLC (la versione canadese). Altre stime, come quella del National Motorcycle Museum, parlano di oltre 80.000. Si producono anche ricambi per altre ~30.000 moto.

Circa 27.000–30.000 vanno in Unione Sovietica con il Lend-Lease. Lì, spesso, gli attaccano il sidecar e le mandano al fronte. Gli Alleati occidentali le usano da staffetta, polizia militare, scorta: quasi sempre da sole.

In Europa i soldati che le guidano le chiamano Liberator. Il nome resta. Dopo la guerra la linea si ferma, poi riparte in piccola serie per la Corea, 1949–1952.

Fonti: Wikipedia, Harley-Davidson WLA; National Motorcycle Museum, «1942 Harley-Davidson WLA — The Liberator»; theliberator.be. Potenza, peso e velocità massima differiscono leggermente tra le schede d’epoca (23,5 o 25 cv; 65 o 75 mph). Rombo: avviamento Harley (Freesound, CC0) e minimo Sportster (Freesound, CC0).

Le canzoni del viaggio

Due canti. Un addio, una grazia.

Ray le canta in sella. Una per chi è rimasto alle spalle. Una per chi può ancora essere trovato. Testi di pubblico dominio: originale e italiano.

Robert Burns, 1788 · scozzese

Auld Lang Syne

«I tempi andati». Per amore di quelli.

Il testo è un poema in lingua scots di Robert Burns, 1788, ricavato da un canto più vecchio. Burns scrisse all’editore di averlo preso «dal canto di un vecchio». Il titolo, alla lettera, è old long since: i tempi lontani, i bei tempi andati.

La melodia che cantiamo oggi non è quella del primo manoscritto. Si affianca alle parole di Burns alla fine del Settecento e da lì non si stacca più. In Italia la si è sentita anche come Canto dell’addio o Valzer delle candele.

Perché si canta nelle occasioni speciali

Si canta a Capodanno, soprattutto a Hogmanay in Scozia, quando l’anno muore. Non è una festa: è un patto. Non dimenticare chi ha camminato con te. Alzare ancora una tazza di bontà.

Per questo torna a ogni fine: diplomi, funerali, ultimo ballo, chiusure di locali, addii fra scout. In Giappone la stessa aria chiude le scuole. Ray la canta in viaggio per lo stesso motivo: c’è un prima, e non va cancellato.

Inglese

Should auld acquaintance be forgot, and never brought to mind? Should auld acquaintance be forgot, and auld lang syne?

Italiano

Si deve dimenticare il vecchio amico, e non riportarlo mai alla mente? Si deve dimenticare il vecchio amico, e i tempi andati?

For auld lang syne, my dear, for auld lang syne, we’ll take a cup of kindness yet, for auld lang syne.

Italiano

Per i tempi andati, caro mio, per i tempi andati, alzeremo ancora una tazza di bontà, per i tempi andati.

And surely you’ll buy your pint cup, and surely I’ll buy mine, and we’ll take a cup of kindness yet, for auld lang syne.

Italiano

Tu pagherai il tuo pentolino, e io pagherò il mio. Alzeremo ancora una tazza di bontà, per i tempi andati.

We two have run about the slopes, and picked the daisies fine, but we’ve wandered many a weary foot since auld lang syne.

Italiano

Noi due abbiamo corso sui pendii e colto le margherite. Ma abbiamo camminato molte miglia stanche dai tempi andati.

We two have paddled in the stream from morning sun till dine, but seas between us broad have roared since auld lang syne.

Italiano

Noi due abbiamo pescato nel ruscello dal sole del mattino al pranzo. Ma mari larghi hanno ruggito tra noi dai tempi andati.

And there’s a hand, my trusty friend, and give me a hand of thine, and we’ll take a right good-will draught for auld lang syne.

Italiano

Ecco una mano, mio fido compagno, e dammi la tua. Berremo un sorso di buona volontà per i tempi andati.

John Newton, 1779 · inglese

Amazing Grace

Grazia: un dono che non ti sei meritato.

John Newton la scrive per un sermone di Capodanno, 1773. Esce a stampa nel 1779 negli Olney Hymns, col titolo Faith’s Review and Expectation. Newton era stato marinaio e trafficante di schiavi. Nel 1748, in una tempesta sul Greyhound, chiede pietà. Non diventa santo in una notte: lascia il mare, viene ordinato prete, e solo più tardi si batte per abolire la tratta.

In Inghilterra l’inno resta in disparte. Negli Stati Uniti, nell’Ottocento, si incolla alla melodia popolare New Britain. Da lì diventa uno dei canti più registrati al mondo. La strofa «When we’ve been there ten thousand years» non è di Newton: arriva dopo, in America.

Perché si canta nelle occasioni speciali

Si canta ai funerali, alle veglie, nelle marce. Non perché è triste: perché dice che si può tornare. Ero perduto, ora sono trovato. Ero cieco, ora vedo. Attraverso pericoli, fatiche e lacci — e la grazia porta a casa.

Per questo l’hanno cantata Mahalia Jackson, le chiese nere, i funerali di Stato, le cornamuse. Occasione speciale: quando qualcuno è andato troppo lontano, o non c’è più, e resta solo la misericordia. Ray la canta sulla strada per lo stesso bisogno: un nome, e la possibilità di meritarselo di nuovo.

Inglese

Amazing grace! how sweet the sound that saved a wretch like me. I once was lost, but now am found, was blind, but now I see.

Italiano

Grazia infinita! Che dolce suono che ha salvato un miserabile come me. Ero perduto, ora sono trovato, ero cieco, ora vedo.

’Twas grace that taught my heart to fear, and grace my fears relieved. How precious did that grace appear the hour I first believed.

Italiano

Fu la grazia a insegnare al cuore a temere, e la grazia a sciogliere i timori. Quanto preziosa apparve quella grazia nell’ora in cui credetti.

Through many dangers, toils, and snares I have already come. ’Tis grace hath brought me safe thus far, and grace will lead me home.

Italiano

Attraverso molti pericoli, fatiche e lacci sono già passato. È la grazia che mi ha portato fin qui, e la grazia mi condurrà a casa.

The Lord has promised good to me, His word my hope secures. He will my shield and portion be as long as life endures.

Italiano

Il Signore mi ha promesso il bene, la sua parola è la mia speranza. Sarà il mio scudo e la mia parte finché dura la vita.

Fonti: Robert Burns, manoscritto 1788 e Scots Musical Museum; Britannica; Wikipedia, Auld Lang Syne. John Newton, Olney Hymns, 1779; Wikipedia, Amazing Grace; Hymnary.org. Traduzioni italiane di servizio, fedeli al senso. Auld Lang Syne è in scots: qui l’inglese è la forma cantata più diffusa.

John J. Flynn, autore di Tornare da lei

L’autore

John J. Flynn

Avevo 16 anni quando una voce strana mi diceva di scrivere. Non l’ho mai ascoltata. Ora è diventata assordante. Ho iniziato ad ascoltarla meglio: esprimere le mie emozioni sulla carta faceva diventare quel suono musica. Non smetterò.

Kindle e copertina flessibile · Solo su Amazon

Intervista

Due chiacchiere sul libro

Parte I · Il sì

Ray dice sì a Beth senza sapere davvero il perché. È un romanzo d’amore, o di fuga?

È un sì che serve a chiudere una vita, non ad aprirne un’altra. Beth è bella, giusta, normale. Ray è stanco di essere un lupo. Il matrimonio è la porta che lui crede di dover varcare. Poi resta un nome, Amy, e quella porta non tiene più.

Amy, all’inizio, è solo un suono. Perché togliere il volto a chi si cerca?

Perché così cerca anche se stesso. Se Amy avesse già un viso, sarebbe un inseguimento. Un nome è un buco. Ci passi attraverso con una moto, un continente, e la paura di non riconoscerla quando la trovi.

Parte II · La strada

Lungo il viaggio Ray canta Auld Lang Syne e Amazing Grace. Perché quelle due, e non altre?

Una è per chi è rimasto indietro. L’altra è per chi può ancora essere trovato. Ray le ha in gola prima di capirle. È il modo in cui il romanzo prega, senza chiesa.

A Seattle, fine corsa: Ray torna da lei, o da sé?

Le due cose, se il libro funziona, sono la stessa. Tornare da lei è l’unico modo che ha per non restare l’uomo del sì detto per stanchezza. Il resto lo decide chi legge, all’ultima pagina.

Una copia, un nome

Dimmi per chi.

Di tanto in tanto firmo una copia e la spedisco. Non è un’estrazione: scelgo una lettera. Scrivi il nome di chi stai cercando, o di chi vorresti che tornasse.

Sulla prima pagina: Per [nome]. John J. Flynn.

Niente recensioni in cambio. Solo una dedica.

Solo su Amazon

Porta con te il viaggio.

Tornare da leiKindle e carta · Amazon

Acquista su Amazon